westResidenza digitale

Il merlo ha perso il becco, come farà a cantar?

a cura di
Amalgama

Progetto vincitore della V edizione di Residenza Poietica
A cura di Agnese Finelli, Mattia Stera e Maria van Eijk

 

“A furia di correre
Alla fine del mondo
Le gambe si son rotte
Come per una profezia
Come se dovesse cascare il mondo

Quanti frammenti
Di specchio
Per vedersi completi?”

Introduzione

Le filastrocche sono rassicuranti, improduttive, insensate. Sono insensate eppure servono. Il verso e la rima, l'allitterazione e il non senso, che strade si aprono?

Le filastrocche sono un linguaggio liminale che attraversa generazioni e contesti. In questo intreccio narrativo e sonoro sta un sapere corporeo e collettivo. In ciò che appare non senso si aprono fessure, paesaggi inattesi di voce in voce, di gesto in gesto.

Nella filastrocca la parola si muove, si fa corpo. Nel loro ritmo ciò che viene detto e ciò che resta in sospeso si incontrano in uno spazio di esperienza condivisa.

Il progetto

Nel progetto sviluppato dallə artistə in residenza, la trama sonora delle filastrocche diventa uno spazio di partenza e di tensione: una melodia che consola e insieme inquieta poiché decontestualizzata.

Spesso le forme giocose custodiscono parole e immagini ambigue, a tratti perturbanti. È nell’ambiguità che le filastrocche rivelano la complessità del linguaggio umano, la sua capacità di contenere contraddizioni e di attraversare registri emotivi diversi. In questo senso, la filastrocca diventa un luogo dove stare, tra l’infanzia e l’età adulta: parla con voce infantile, ma porta con sé un sapere sedimentato.

Il gioco e il significato, la leggerezza del tono e la profondità del contenuto — qui si manifesta un interstizio fertile per questo lavoro. Lə artistə scelgono di abitare questa soglia e invitano lə spettatorə a viaggiare in un mondo linguistico fatto di contraddizioni, di memorie parziali, di domande senza risposta.

La ricerca prende forma attraverso un’indagine sul campo di una vita tra tante, condotta prima e durante la residenza, basata sulla raccolta di registrazioni audio, riprese video e su un lavoro di creazione, rielaborazione e erosione testuale.
Ogni registrazione è stata raccolta con attenzione al contesto e alla relazione che l’ha generata — quella instaurata con le persone incontrate, invitate a condividere, cantilenare o rievocare filastrocche della propria memoria.

Attraverso questi momenti di scambio, le voci e i gesti delle persone sono entrati a far parte del tessuto sonoro e visivo del progetto, diventando tracce vive di una trasmissione collettiva. Seguendo l’approccio multimediale del lavoro ogni parola richiama un dondolio, un battere di mani, un’oscillazione che sostiene una storia; una relazione dialogica tra i diversi media. Il gesto si manifesta come un’estensione del suono: una forma di linguaggio che accompagna e rinnova la memoria orale, restituendole una presenza fisica e condivisa.

In parallelo, durante tutto il percorso di residenza, sono stati annotati appunti di contesto e di esperienza, con l’obiettivo di costruire un archivio capace di sostenere e accompagnare il successivo lavoro di composizione e montaggio dell’opera, intrecciando materiali, voci e memorie raccolte.

L'installazione multimediale

L’esito prende forma in un’installazione multimediale che rappresenta un primo studio del progetto. Una restituzione aperta in cui la ricerca trova la sua prima configurazione pubblica: un ambiente dove suono, immagine e parola si intrecciano per dare corpo a un’esperienza percettiva e sensoriale.

L’installazione si compone di un trittico di schermi collocato all’interno di un sistema quadrifonico. L’architettura dell’installazione è stata progettata per ospitare montati visuali, sonori e testuali capaci di dialogare tra loro per costruire un’esperienza multimediale.

Le immagini non seguono un racconto lineare né univoco, ma si rispecchiano e si interrompono, generando una partitura fatta di rimandi, risonanze e pause — un ritmo visivo che richiama la struttura stessa di una filastrocca. Pensare il ritmo visivo come quello sonoro: metterli in dialogo in un gioco di ruolo dove si scambiano le funzioni e i significati.

Una cantilena in sottofondo accompagna la visione, mentre il racconto di alcune filastrocche, cantate e reinterpretate, si intreccia con composizioni poetiche inedite dellə artistə. Le registrazioni vengono tradotte in partiture gestuali: voci, respiri e silenzi si mescolano in un paesaggio acustico dove il confine tra parola e suono si fa poroso.

Il testo, infine, trova nel sottotitolo ulteriore motore poetico e drammaturgico. La sottotitolazione non è semplice trascrizione ma strato di scrittura che orienta e disarticola il linguaggio, costruendo un ritmo parallelo a quello del suono e dell’immagine. L’opera è un attraversamento dello spazio e delle voci, una scrittura che lavora sulla deriva, sull’errore, sul gioco e sulla possibilità di nuove connessioni.

In questo dialogo tra frammenti di testo, immagini e suoni, l’opera costruisce un paesaggio in movimento, dove ogni elemento si interroga e risponde.
Mentre l’installazione prosegue, si aprono nuove strade e significati, nuovi scenari e immaginari possibili: un linguaggio in divenire che continua a trasformarsi insieme a chi lo ascolta.

➔ Installation view © Luca Foglia

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